28 settembre 2015

Cooking medieval at home/zuppa di farro e fagioli dell'occhio


Ancora una ricetta. Se la memoria non mi inganna, questa è stata la prima ricetta storica che ho preparato. Ormai è passato un sacco di tempo ma continuo a farla perché è buonissima: la zuppa di farro e fagioli dell'occhio. Quello dell'occhio è l'unico fagiolo noto sin dagli antichi romani e greci. Il farro invece è stato il cereale più diffuso nel mondo antico; la puls (polenta) di farro era uno dei piatti caratteristici della cucina romana arcaica, e questo cereale risulta ampiamente coltivato anche nel medioevo. Spesso i ricettari medievali non danno indicazioni precise sulla quantità dei singoli ingredienti, quindi bisogna andare a occhio, secondo la propria esperienza, e fare pratica. Inoltre in molte ricette le spezie sono talmente abbondanti che sicuramente al nostro palato sarebbero poco gradite. Ma i cuochi medievali erano aperti a tutte le modifiche e non è raro leggere espressioni del tipo: "como ti pare", "dolce o forte como ti piace".  Ognuno era così autorizzato a modificare e trasformare i piatti secondo gusti personali, nella consapevolezza che più importante era la persona e non la ricetta fine a se stessa.

Zuppa di farro

Ingredienti: farro decorticato 50-80 gr a testa, fagioli dell'occhio circa 1/3 rispetto al farro, olio [o lardo] (io ho usato olio extravergine d'oliva) per il soffritto, sedano, carota, cipolle, aglio, salvia, noce moscata, chiodi di garofano.

Preparazione: sciacquare il farro più volte e lasciarlo a bagno per almeno 12 ore (l'ho lasciato a bagno 20 ore; se si adopera il farro perlato l'ammollo deve durare massimo 2 ore). Preparare anche i fagioli, mettendoli a bagno la sera prima e sciacquandoli bene la mattina dopo. Lessare il farro insieme a carota e sedano; l'acqua deve superare il farro di circa 1 o 2 dita. Quando sta per bollire, schiumarlo. Durante la cottura, da fare a fuoco basso, il farro non va girato e bisogna controllare che l'acqua venga assorbita. In ogni caso togliere dal fuoco ed eventualmente scolare. Intanto bisogna aver lessato anche i fagioli in acqua. Preparare in un'altra pentola un leggero soffritto di cipolla (io per 1 kg di farro ho usato una cipolla grande), con olio [o anche il lardo], e versarvi il farro lessato e i fagioli (una parte dei quali può essere schiacciata). Lasciate insaporire qualche minuto e aggiungere sale e un po' di salvia triturata (io non l'ho messa). a piacere, se si vuole rendere il piatto un po' più ricco, si può usare anche un pizzico di noce moscata e di chiodi di garofano pestati. E così ho fatto. Intanto scaldare un po' di olio (o di grasso) e mettervi uno spicchio di aglio intero, lasciando soffriggere leggermente. Togliere l'aglio e versare l'olio nella zuppa. Girare e servire.
 Qualche curiosità sulle spezie usate: la noce moscata, originaria dell'Indonesia, fu diffusa dagli Arabi intorno al XII secolo. I chiodi di garofano, già conosciuti dai Cinesi, nel Medioevo si diffusero sia come ingrediente culinario che come antisettici e deodoranti per ambiente. La spezia proviene dai boccioli di una pianta tropicale originaria delle Molucche. Nel Medioevo era costosissima, tanto che un pugno di questa spezia equivaleva al prezzo di un montone o di mezzo bue.

27 settembre 2015

Carnevale a settembre

Tra una ricetta e l'altra finisce un post della serie #storie da rievocatore. Perché vorrei capire.
Vorrei capire, o forse sarebbe più salutare vivere nell'ignoranza. No, vorrei capire. Perché il seicentenario di un marchesato che prevede quattro intensi weekend culturali alla riscoperta della storia del Castello e del territorio circostante, deve essere inaugurata da una festa della birra con wurstel tedeschi. Perché gli organizzatori reclutano "figuranti medievali" che vestono usando i cartamodelli Burda dei costumi di Carnevale, con tinte rosa shocking, e riciclano la scatola del Pandoro dello scorso Natale per costruire un elmo? Qual è il senso di organizzare un torneo medievale sulla vespa? E soprattutto: perché hanno chiamato il mio gruppo di rievocazione storica? Cosa centriamo noi con tutto questo? Fauna, Flora e Serenella dall'alto del loro tacco 12 ci guardavano come fossimo delle straccione, noi con i nostri abiti di lana da popolane. La principessa Aurora, con la sua bella coroncina di cartone, ridacchiava con le sue dame di compagnia guardando nella nostra direzione. Vorrei capire dove sta la cultura in tutto questo. Cosa vorrebbero insegnare ai ragazzi sulla storia del loro territorio? Che nel 1415 le principesse erano caramelle vestite di raso scintillante? E che gli uomini indossavano i collant di Intimissimi? Che la nostra storia è una carnevalata? Ci stanno riuscendo benissimo.

15 settembre 2015

Cooking medieval at home/fagioli dell'occhio alle spezie

Ad assaggiare un po' di cucina medievale (Mangiare Medievale, di Rosella Omicciolo Valentini) ci si rende conto che non è poi così tanto aliena, povera e limitata come si potrebbe pensare. Certo, allora mancavano alimenti che oggi in Europa si consumano largamente come pomodori, patate, mais, peperoncino, diverse varietà di fagioli etc., e di sicuro non si potevano trovare fragole a Natale: vi erano limiti di tempo e spazio nel reperire prodotti diversi che condizionavano il mangiare e che oggi sono stati superati. Insomma, all'epoca le stagioni non c'erano tutto l'anno come al supermercato. Nonostante ciò nel Medioevo non è che ognuno utilizzasse solo "i prodotti del proprio orto", perché i commerci erano vivi e quello era pure il periodo delle Repubbliche Marinare, con i mercanti che operavano scambi in Medio Oriente, acquistando tra le tante cose sopratutto spezie, il vero simbolo della cucina medievale, e pure lo scalogno della lontana Terrasanta.




Questa ricetta ha come ingrediente principale il fagiolo dell'occhiol'unica varietà di fagioli presente nel Medioevo, mentre le specie che attualmente consumiamo in misura maggiore, compresi i fagiolini, provengono dall'America centrale. All'epoca invece erano un alimento diffuso sopratutto tra contadini e monaci. Come tutti i legumi (nel Medioevo vi erano anche piselli, fave, ceci, cicerchie, lenticchie, lupini), i fagioli rappresentavano un'ottima riserva proteica per il popolo, ma erano decisamente poco apprezzati dai nobili. Come in molti altri casi però, la presenza delle spezie nobilita il piatto e lo rende accettabile anche alle tavole dei ricchi. 

Il The forme of cury, a roll of ancient english cookery [London, 1780] dice: "Take benes and seep hem almost til pey bersten. Take and wryng out pe water clene. Do perto oynouns ysode and ymynced, and garlec perwith; frye hem in oile oper in grece, & do pereto powdour douce, & serue forth",  tradotto in italiano [The forme of cury. La cucina della corte di re Riccardo II d'Inghilterra, a cura di C.B. Hieatt, Milano, 2005]: "Prendete i fagioli e bolliteli fino a che si ammorbidiscono. Prendeteli e scolateli. Fate inoltre cipolle bollite e sminuzzate, e [mettere] dell'aglio insieme. Friggete il tutto in olio o grasso e mettete spezie dolci e servite".

Le spezie dolci erano lo zenzero, i chiodi di garofano, la cannella. Lo zenzero è considerata una spezia molto antica perchè compare anche in alcuni testi in sanscrito. Proveniente dalla Cina e dall'India, si è diffusa largamente in Occidente per il gusto particolare e le doti medicamentose: venne utilizzato anche da Santa Ildegarda, che lo suggeriva a coloro che avevano un fisico indebolito, sotto forma di polvere da mettere sul pane o sulle vivande, ma lo sconsigliava a chi avesse tendenza ad ingrassare. Secondo la Scuola Salernitana questa spezia spingeva i giovani all'amore :) I chiodi di garofano erano già conosciuti ai Cinesi e nel Medioevo si sono diffusi sia come ingrediente culinario che come antisettici e deodoranti per ambienti. Provenivano dalle Molucche ed erano costosissimi, tanto che un pugno di questa spezia equivaleva al prezzo di un montone o di mezzo bue. La cannella è tra i sapori più tipici dei piatti medievali, dove spesso il dolce si mescolava al forti e all'agro. E' originaria del Ceylon e della Cina, e anch'essa era costosissima nel Medioevo.

La ricetta è presa da Mangiare Medievale di Rosella Omicciolo Valentini. Le dosi sono spesso assenti nei ricettari medievali, e quando sono specificate sono da intendersi relative ai gusti dell'epoca. In questa ricetta in particolare non sono presenti, ognuno è libero di fare come gli pare insomma :)
Ingredienti: fagioli dell'occhio bio, cipolla, aglio, olio, spezie dolci (zenzero, chiodi di garofano, cannella), sale.

Preparazione: i fagioli devono preventivamente essere tenuti a bagno per elmeno 12 ore, e lavati accuratamente. Bollire i fagioli fino a farli diventare teneri e scolarli bene. A parte prendere delle cipolle (meglio se bianche) e, se sono grandi farle bollire in acqua per ammorbidirle. Quindi in una larga padella far scaldare l'olio e mettere le cipolle sminuzzate, i fagioli lessati e un po' di aglio triturato. Lasciar soffriggere abbondantemente e, a fine cottura, unire le spezie e aggiustare di sale. Mescolare bene e servire.

11 settembre 2015

Medioevo da bere: l'ippocrasso

l'hypocras prima di essere filtrato

Non c'è rievocatore che non sogni di fare l'ippocrasso. Almeno una volta nella vita s'ha da fare.

Per chi non sa cosa sia (chi?!!) è un ottimo vino speziato. Dopo aver fatto rifornimento all'Emporio delle spezie (in via Luca della Robbia 20, Roma), ho provato una ricetta indicata nel Ménagier de Paris (XIV secolo: un compendio trecentesco di consigli per la gestione della casa, che un anziano gentiluomo parigino scrisse per la sua giovane moglie, e che contiene più di 400 ricette). 

"Per fare della polvere di ippocrasso, prendete un quarteron di cannella assai fine, saggiata con i denti, e un mezzo quarto di fiore di cannella fine, un'oncia di zenzero della Mecca pulito e bianchissimo, e un'oncia di pepe di Guinea, un sesto d'oncia di un composto di noce moscata e garingal, e sbattere il tutto. Quando siete pronti a cominciare la preparazione dell'ippocrasso, prendete una mezza oncia abbondante di questa polvere e mescolatela con due quarti di zucchero e una quarte di vino, secondo la misura in vigore a Parigi. Si noti che questa polvere mescolata allo zucchero fa la poudre de duc". 

Incomprensibile? Per fortuna mi viene in aiuto il forum Villaggio medievale, che mi chiarisce due cosette. Quel garingal è la galanga. Mentre per tradurre quei quarteron, oncia e quarte, ho trovato queste conversioni: 
1 libbra = 15 once = 450 gr; 1 quarteron = 1 quarto di libbra = 112 gr; 1 oncia (oz) = 30 gr; 1 sizain = 1/4 d'oncia = 7,5 gr; 1 quarte secondo la misura in vigore a Parigi = 1, 88 litri. 
Ci siamo. Ah, il vino è rosso. 

Tra le spezie, alcune sono molto conosciute, come la cannella, la noce moscata, lo zenzero, altre un po' meno: il pepe di Guinea è anche chiamato pepe Malaguetta o grani del paradiso, ed è di colore rosso scuro; la galanga invece è una radice aromatica affine allo zenzero, che nel Medioevo era molto costosa ma facilmente reperibile (da Il gusto delle spezie nel Medioevo, Paul Freedman). 

Il punto però è che non esiste una sola e inimitabile ricetta di ippocrasso, anzi se ne trovano tante. Gli ingredienti ricorrenti però sono zenzero, cannella, galanga e zucchero. Un'altro problema è che spesso non si trovano dosi, probabilmente perché ognuno preparava la mistura di spezie seguendo il proprio gusto personale. La ricetta del Ménagier de Paris però riporta i quantitativi di ogni ingrediente (per fortuna!). 

Cos'altro dire? Una volta mescolata la miscela di spezie e zucchero di canna col vino rosso, si lascia riposare (io l'ho lasciato 24 ore) col tappo chiuso. Dopodiché ho filtrato il vino con una garza, due volte.
ingredienti: 5 litri di vino rosso, 595 gr di zucchero, 40 gr di polvere così composta: 28,5 gr di cannella, 5 gr di zenzero, 5 gr di grani del paradiso, 1 cucchiaino di noce moscata, 1 cucchiaino di galanga grattugiata. 

Cooking medieval at home/Erbolato



 Sul finire del Trecento, in Toscana un anonimo compilò il Libro della cocina in cui spiegava come cucinare i vari alimenti e consigliava anche alcune ricette utili per gli infermi. Il trattato è molto simile a un altro di inizio secolo, il Liber de Coquina, di cui probabilmente è una traduzione (Alighieri passatemi il sale. L'arte del mangiare nel Medioevo. Anna Pischedda, 2011, Saggi Pop) e che presenta una cucina ricercata, tipica delle corti. E proprio dall'Anonimo Toscano ho preso la ricetta dell'erbolato, una torta salata realizzata con erbe diverse, formaggio e spezie a piacere. 


"De li erbati. Di tutti i fiori e altre più erbe predette, quali che tu vuoli, puoi fare erbolato con cascio e ova e spezie, e dèsi cocere nel forno o tra i testi: la crosta si chiama erbata". 

Si prepara appunto "tra i testi", ossia ricoperta: si posiziona uno strato di pasta sul fondo della teglia, si inserisce il ripieno e infine si ricopre con un altro disco di pasta. 

La pasta è un semplice impasto di acqua e farina ammorbidito con burro o olio (all'epoca la scelta tra i due probabilmente dipendeva dai tempi religiosi, magari in tempi di digiuno si optava per l'olio se se ne aveva la disponibilità). Si prepara mescolando olio e farina (50 gr di olio per 300 gr di farina), stemperando con acqua tiepida, aggiungendo un pizzico di sale. Si lavora la pasta fino a ottenere un impasto morbido e omogeneo e si lascia riposare in fresco per circa 30 minuti. Poi si stende.

Gli ingredienti per l'erbolato sono: erbe (ho scelto un mix di spinaci e bietole), fiori di zucca, erbe aromatiche (maggiorana), una cipolla, formaggio (pecorino fresco), due uova, spezie (ho usato il pepe ma vengono consigliati anche zenzero, noce moscata, zafferano) e sale. Non sono indicata dosi e infatti ho fatto a occhio, con un mazzetto di quello e un mazzetto di quell'altro, tanto le verdure sul fuoco si riducono. 

Procedimento: in una padella capiente ho sbollentato spinaci, bietole e cipolla a pezzi. Le ho tagliuzzate e sistemate in una ciotola. Ho unito il pecorino fresco tagliato a pezzetti, ho legato il tutto con due uova battute, ho insaporito con sale e pepe. Come scritto in Mangiare medievale di Rosella Omicciolo Valentini, alcune varianti prevedono anche l'inserimento di lardo o pancetta tagliuzzata finemente. Infine ho steso la pasta: con un disco ho foderato il fondo di una teglia rivestito di carta da forno, ci ho versato il ripieno e l'ho ricoperto con un altro disco di pasta. Ho messo in forno caldo e ho fatto cuocere a 200° per 40 minuti circa. 

 Ho scoperto che questa ricetta viene ancora preparata in Italia, infatti assomiglia tantissimo all'erbazzone di Reggio Emilia. Un filo conduttore tra la cucina di oggi e quella di ieri. 

8 settembre 2015

Cooking medieval at home/mousse di pere al vino rosso


Ho deciso di riportare qui una serie di ricette storiche che ho realizzato e postato in un blog (un food-blog) che ho curato per qualche anno ma ormai ho chiuso da tempo. Questa è una mousse di pere di un ricettario di area germanica della metà del XIV secolo, l'Ein Buch von guter spise. Quindi una ricetta dell'Europa continentale. Io non conosco il tedesco antico, per cui mi sono dovuta affidare alla traduzione che ho trovato su Mangiare Medievale di Rosella Omicciolo Valentini. 

"Wilt du machen ein birnmus. So nim birn und besnit die schoene. und siude sie in einem hafen mit eyme wine. und mit smaltze und durchgeslagen durch ein tuch und derwelle sie demne mit eyers totern. daz ist gar gantz do".
Tradotto sarebbe:
"Come fare una mousse di pere. Prendete le pere e tagliatele finemente. E bollitele in una pentola col vino e col grasso e passatele attraverso un telo, come volete, poi con rossi d'uova. Questo è tutto".
 Ok, cominciamo. La ricetta, ma questo è un classico dei ricettari basso medievali, non ha le dosi. Ho fatto più di una prova per capire le proporzioni giuste tra pere e vino, e se eventualmente fosse necessario aggiungere lo zucchero, che nella ricetta originale non c'è. Ho provato anche una versione con  le uvette, ma poi mi sono chiesta che necessità avessi di zuccherare. Inoltre non è specificato se dopo l'aggiunta dei rossi d'uovo si debba rimettere il composto sul fuoco oppure no, io ho preferito farlo. 

 La versione senza zucchero va benissimo, se le pere sono saporite. L'aggiunta di zucchero (lo zucchero in Europa nel XIV secolo circolava già) come suggerito su Mangiare Medievale, con l'idea di rendere la ricetta più mediterranea, rende la mousse più dolce, forse troppo. Ho provato a sostituire lo zucchero con un trito di uvetta ed è andata meglio. Ma ripeto, l'originale senza zucchero è molto buono. 

 La cannella è un'altra aggiunta suggerita sempre nel testo di sopra. Era una delle spezie più popolari nella cucina del XIV secolo, insieme al pepe e allo zenzero, e rende la mousse più speciale. Ci sta. Ma se l'intento è quello di ricostruire fedelmente la ricetta del manoscritto, allora al bando zucchero o uvetta e cannella ;) Considerando comunque, ma questa è una mia opinione personale, per prima cosa che probabilmente all'epoca le pere le cuocevano nel vino anche in altre zone (non è mica una ricetta complessa), e per seconda cosa che magari qualcuno lo zucchero e/o la cannella lo aggiungeva. Per me è plausibile. 

 Il problema dei rossi d'uovo: dopo averli aggiunti alla mousse, è necessario rimettere il composto sul fuoco e mescolare? Io ho preferito fare così. Non riuscendo a tradurre da me la versione originale, mi sono dovuta rifare alla traduzione che vi ho riportato sopra, e da lì mi pare che le cose stiano così: "E bollitele in una pentola col vino e col grasso [...], poi con rossi d'uova". 
Ho usato due rossi d'uovo per 500 gr di pere, come vino il rosso, un bicchiere, e come grasso una noce di burro. Il risultato è una mousse che per me è perfetta da spalmare sul pane, soprattutto quando è fredda (l'ho conservata in frigo), come fosse marmellata.

Ingredienti: 500 gr di polpa pere, un bicchiere di vino rosso, due rossi d'uovo. Facoltativi: 50 gr di zucchero oppure un pugno di uvette tritate, un po' di cannella in polvere. 

Preparazione: ho sbucciato e tagliato le pere a pezzetti. Ho messo la polpa in un tegame con un bicchiere di vino e una noce di burro (se si vuole zuccherare, bisogna aggiungere adesso lo zucchero o il trito di uvette). Ho fatto bollire finché le pere sono diventate così morbide che si sfaldavano sotto la pressione del cucchiaio. A questo punto le ho tolte dal fuoco e ho usato uno strumento modernissimo, il mixer, per farne una purea. Altro che passarle attraverso un telo! Scusate, qui non sono stata fedele all'originale... poi ho aggiunto i due rossi d'uovo, ho mescolato e ho rimesso sul fuoco mezzo minuto. A questo punto, volendo si potrebbe spolverare con cannella, che rende il sapore più ricco.

6 settembre 2015

Storie da rievocatore

 Ci sono storie che solo un rievocatore può raccontare. Perché che si stia facendo didattica presentando alcuni dei mestieri della "propria" epoca, o che si giri indaffarati in varie faccende per un accampamento militare, si viene sempre a contatto con il pubblico. Se si è fortunati si rimedia una bella chiacchierata, se si è meno fortunati...  ecco, in questo post vorrei raccogliere le "perle" che mi sono state dette dal pubblico in questi pochi anni di rievocazione storica. Sono cose che da una parte mi fanno ridere, ma dall'altra mi fanno davvero tanta tristezza.

1. All'accampamento, tra armati, feriti, cerusico del gruppo in azione, qualcuno che prepara il pranzo, un bambino chiede alla mamma: "Perché ci sono tutte queste tende?" e la mamma si inchina verso il bimbo e quasi sottovoce gli dice: "Perché nel Medioevo erano poverissimi, non avevano le case, vivevano nelle tende e non avevano neanche le scarpe." 
Mi dispiace per quel bambino. 

2. Sempre all'accampamento, prepariamo i fagioli dell'occhio con le spezie per il pranzo. Si avvicina una signora: "Oh ma che belli! Li avete dipinti voi, uno ad uno?"
Qui c'è del patologico. 

3. Banchetti didattici in piazza. Speziale, cerusico, astronomo, giochi d'azzardo, armi, cucina. Tanti oggetti ricostruiti sparsi sui nostri tavoli. Un uomo si ferma al mio tavolo e dice: "Bello, tutto molto bello! Ma, mi dica, tutte queste cose che avete, dove le trovate? La gente vi apre le cantine di casa e rovistate?"
Anche qui c'è del patologico. 
E c'è chi confonde il Medioevo con il secolo scorso e gli arredi di casa della bisnonna. 

4. Ogni tanto qualcuno che mi fa questa domanda lo incontro: "Ma tutte queste cose, le spade, gli archi, le ceramiche e tutti gli oggetti che avete nel campo, sono originali?"
Ogni volta che me lo sento dire mi cascano le braccia. Non capisco come la gente possa credere che i musei ci prestino e ci lascino giocare con reperti storici di grande valore. O non capisco cosa intendano per originali. Ci vuole un notevole sforzo interpretativo. Quando gli rispondo che sono riproduzioni di reperti - realizzate da noi o acquistate da artigiani - non sono mai soddisfatti. 

 Poi ci sono le persone fastidiose. Quelle che davanti a una scacchiera delle quattro stagioni insistono nel dire che si tratti invece del gioco della dama. Quelli che davanti al musico che espone vari strumenti musicali, ne indicano uno a fiato e dicono al figlio: "Vedi? Quello è un cannocchiale." Quelli che vedono il medico vestito di rosso e ti chiedono se sia Dante sono un classico, ma le bimbeminkia che in un evento di living history di dicembre ti chiedono se sia Babbo Natale... o quelli che vedono il bastone del medico e dicono: "Ah sì, quello serve per cercare l'acqua." Poi ci sono quelli che toccano le cose senza il permesso, prendono in mano la balestra e solo dopo ti chiedono se possono toccarla. Gli chiedi di rimetterla a posto subito e ti rispondono: "Ma guardi che la so usare benissimo." Gente pericolosa.


 So che queste cose non capitano solo al mio gruppo (vero?!), ma la cosa non mi consola. Qualcosa mi dice che in futuro ci saranno altri post con il tag #storiedarievocatore

4 settembre 2015

Pronti, partenza, via!

Da qualche parte bisogna pur cominciare. 

Cinque anni fa ho preso contatti con una sala d'arme della mia città perché il mio ragazzo desiderava studiare scherma storica. Abbiamo iniziato insieme con le lezioni di spada a una mano o boccoliere, poi ho mollato per dedicarmi ad altro. Infatti l'associazione faceva rievocazione storica civile e militare dell'ultima parte del XIV secolo (anzi dal 1380 al 1409): io non avevo nessunissima esperienza ma tanta tanta curiosità e ho cominciato a studiare. Poi gli anni sono passati e ho capito che non avrei mai finito di studiare, tante sono le cose da imparare! 

Mi sono focalizzata su alcuni argomenti: la medicina e la chirurgia (visti i miei studi di Medicina), il traffico delle spezie e la cucina. E mi piace tantissimo studiare il forte legame che nel Medioevo esisteva tra l'alimentazione e la salute, e come all'epoca i dottori pensassero che gli umori potessero determinare non solo il carattere ma anche le malattie, e come credessero che le proprietà delle spezie potessero "annullare" i danni causati da certi cibi. E mi piace anche confrontare la medicina di oggi con quella di ieri, come una determinata patologia viene curata oggi e come veniva curata ieri, e scoprire cosa avevano capito della fisiopatologia di tante malattie. 

In realtà la vita di fine Trecento mi interessa in ogni suo aspetto e sono tante le cose che mi piacerebbe imparare a fare, in primis confezionare vesti come fa Anna di Tacuinum Medievale. Confezionare scarpe, e invece le compro da Graziano Dal Barco. Fare una borsetta come quelle di Medieval Silkwork o di Neulakko. Saper scrivere a mano in gotico come Fiore Scriptorium. Vestirmi da uomo e partecipare a una battaglia. Col tempo imparerò (a meno che non esista una incapacità determinata geneticamente a fare una di queste cose).

Ho aperto The Good, the Bad and the Reenactor per condividere quello che faccio con chi ha voglia di leggermi. Gli studi, le fonti, le ricette, le esperienze sul campo, gli incontri, la scherma...
Quindi pronti, partenza, via!